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Tassazione ETF in Italia: aliquote, quadri e casi pratici

Redazione

Gli ETF sono lo strumento più diffuso tra gli investitori retail italiani, ma la loro tassazione presenta regole meno intuitive di quanto sembri: un’aliquota che può scendere al 12,5% effettivo, un’asimmetria tra guadagni e perdite che sorprende molti, e adempimenti diversi a seconda del regime fiscale del broker. Questa guida copre i casi principali con esempi numerici.

ETF armonizzati: la regola generale

Un ETF è armonizzato quando è conforme alla direttiva UCITS ed è autorizzato alla distribuzione in Italia: è il caso della quasi totalità degli ETF quotati su Borsa Italiana e sulle principali borse europee (ISIN che inizia tipicamente per IE, LU, FR, DE).

I proventi positivi degli ETF armonizzati — sia le plusvalenze da vendita sia i dividendi distribuiti — sono redditi di capitale (TUIR art. 44 c. 1 lett. g, come modificato dal D.Lgs. 44/2014), tassati con imposta sostitutiva del 26% (D.L. 66/2014).

Esempio base: un ETF azionario comprato a 10.000 € e venduto a 12.000 € genera una plusvalenza di 2.000 €, su cui si applica il 26%: 520 € di imposta.

La quota titoli di Stato: aliquota effettiva 12,5%

Se l’ETF detiene titoli di Stato italiani o di Paesi in white list (oppure obbligazioni di organismi sovranazionali come la BEI), la parte di provento riferibile a questi titoli è tassata di fatto al 12,5%: tecnicamente la base imponibile di quella quota è ridotta al 48,08% (D.L. 138/2011 art. 2, D.M. 13 dicembre 2011).

Esempio: plusvalenza di 2.000 € su un ETF bilanciato la cui composizione media è al 40% titoli di Stato white list.

ComponenteQuotaBase imponibileImposta 26%
Parte azionaria/altro1.200 €1.200 €312,00 €
Parte titoli di Stato (48,08%)800 €384,64 €100,01 €
Totale2.000 €412,01 €

L’imposta scende da 520 € a circa 412 €: l’aliquota effettiva complessiva è del 20,6%. Le percentuali di composizione rilevanti sono comunicate dagli emittenti alle date previste dalla normativa.

L’asimmetria tra plusvalenze e minusvalenze

È la regola più importante e meno conosciuta. Per gli OICR (quindi anche gli ETF armonizzati):

  • le plusvalenze sono redditi di capitale;
  • le minusvalenze sono redditi diversi (TUIR art. 67), come chiarito dalla Circolare AdE 19/E del 2014.

Le due categorie non si compensano tra loro: una plusvalenza su ETF non può essere ridotta da una minusvalenza su un altro ETF. Le minusvalenze da ETF alimentano lo zainetto fiscale e possono compensare solo redditi diversi, come le plusvalenze su azioni, obbligazioni, ETC/ETN o derivati, entro i quattro anni successivi (TUIR art. 68 c. 5).

Esempio: nello stesso anno si realizzano +2.000 € su un ETF World e −1.500 € su un ETF settoriale. L’imposta si paga per intero sui 2.000 € (520 €); i 1.500 € di minusvalenza restano nello zainetto, utilizzabili entro quattro anni contro plusvalenze da azioni o derivati. Il funzionamento dello zainetto è approfondito nella guida alla compensazione delle minusvalenze.

ETF non armonizzati

Gli ETF non armonizzati (tipicamente quelli quotati solo su borse extra-UE, come gli ETF statunitensi) seguono un regime penalizzante: i proventi concorrono al reddito complessivo IRPEF con le aliquote progressive (dal 23% al 43%, più addizionali), invece dell’imposta sostitutiva del 26%. Per un contribuente con aliquota marginale del 43%, la stessa plusvalenza di 2.000 € costa 860 € invece di 520 €.

Accumulazione o distribuzione

  • Accumulazione: i dividendi incassati dal fondo vengono reinvestiti al suo interno e non generano alcun evento fiscale fino alla vendita delle quote. L’imposta è differita e il capitale lavora al lordo: è la scelta fiscalmente più efficiente in fase di accumulo.
  • Distribuzione: ogni cedola incassata è un reddito di capitale tassato al 26% al momento dell’accredito, anche se poi viene reinvestita manualmente.

Amministrato o dichiarativo: chi fa i calcoli

Con un intermediario in regime amministrato (la maggior parte dei broker e delle banche italiane) l’imposta è trattenuta alla fonte a ogni realizzo. Con un broker estero in regime dichiarativo (per esempio Interactive Brokers o Degiro) i calcoli spettano al contribuente: le plusvalenze da ETF vanno nel Quadro RM, le minusvalenze e gli altri redditi diversi nel Quadro RT, e si aggiunge il monitoraggio nel Quadro RW. Le differenze complete sono nella guida al confronto tra amministrato e dichiarativo.

Per chi è in dichiarativo, i calcolatori gratuiti di FiscalInvestitore ricostruiscono automaticamente da un export del broker le plusvalenze LIFO, lo zainetto e l’imposta stimata per Quadro RT/RM, con i dati che restano nel browser.

Domande frequenti

Gli ETC e gli ETN seguono le stesse regole degli ETF?

No. ETC ed ETN non sono OICR: i loro proventi, positivi e negativi, sono tutti redditi diversi. Le plusvalenze su un ETC oro, per esempio, possono essere compensate con minusvalenze pregresse — cosa impossibile per un ETF.

Come si riconosce un ETF armonizzato?

Dal KIID/KID e dall’ISIN: gli ETF UCITS domiciliati in Irlanda (IE) o Lussemburgo (LU) e quotati su Borsa Italiana o Xetra sono armonizzati. La dicitura “UCITS” compare nel nome del fondo.

Il metodo di calcolo del prezzo di carico è LIFO o FIFO?

Per i redditi diversi in regime dichiarativo il criterio previsto è il LIFO (TUIR art. 67 c. 1-bis): si considerano venduti per primi i titoli acquistati per ultimi. Molti intermediari in amministrato usano invece il costo medio ponderato, come consentito dal proprio regime.

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