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Tobin tax in Italia: come funziona l'imposta sulle azioni

Redazione Aggiornato al

Chi compra azioni italiane trova spesso in nota, accanto alle commissioni, una voce chiamata “imposta sulle transazioni finanziarie” o FTT. È la Tobin tax italiana: un prelievo che scatta all’acquisto di azioni di società italiane sopra una certa dimensione, indipendente dal fatto che l’operazione si chiuda poi in guadagno o in perdita. Dal 1° gennaio 2026 le aliquote sulle azioni sono raddoppiate. Questa guida spiega quando si applica, come si calcola sul saldo netto giornaliero, cosa succede con derivati e CFD e quali strumenti ne sono esclusi.

Cos’è e da dove nasce

L’imposta sulle transazioni finanziarie è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2013 (L. 228/2012, art. 1, commi 491-500), con regole attuative nel D.M. 21/02/2013. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ne ha poi raddoppiato le aliquote sulle azioni e sul trading ad alta frequenza, con effetto dalle operazioni eseguite dal 1° gennaio 2026; le misure fisse sui derivati sono invece rimaste invariate.

Le fattispecie colpite sono tre:

FattispecieAliquota / misura dal 2026Misura fino al 2025Riferimento
Trasferimento di proprietà di azioni italiane0,2% su mercati regolamentati e MTF; 0,4% fuori mercato (OTC)0,1% e 0,2%c. 491
Derivati su azioni italiane (futures, opzioni, CFD, warrant)Imposta fissa per scaglioni di nozionale, ridotta a 1/5 sui mercati regolamentatiinvariatac. 492
Trading ad alta frequenza (HFT)0,04% sugli ordini modificati o annullati oltre il 60% del totale giornaliero0,02%c. 495

Il raddoppio è la modifica più rilevante degli ultimi anni per chi opera su Piazza Affari: a parità di operatività il costo fiscale di ingresso è ora il doppio.

Per l’investitore retail contano quasi solo le prime due. L’imposta è dovuta dall’acquirente, ma materialmente la calcola e la versa l’intermediario che esegue l’ordine — banca o broker, anche estero: Directa, Fineco, Degiro o Interactive Brokers la addebitano allo stesso modo, perché il presupposto è il titolo italiano, non la nazionalità del broker.

Quali azioni sono colpite: la soglia dei 500 milioni

L’imposta si applica solo alle azioni (e altri strumenti partecipativi) emessi da società residenti in Italia con capitalizzazione media di novembre dell’anno precedente pari o superiore a 500 milioni di euro. Il Ministero dell’Economia pubblica ogni anno, entro il 20 dicembre, l’elenco delle società sotto soglia, i cui titoli restano esenti.

In pratica: ENI, Enel, Intesa Sanpaolo, Ferrari, UniCredit e tutte le big di Piazza Affari sono soggette; molte small cap dell’Euronext Growth Milan no. Le azioni estere — Apple, ASML, LVMH — non sono mai soggette alla Tobin tax italiana, qualunque sia il broker usato (eventualmente scontano le FTT locali, come quella francese allo 0,3% o la stamp duty britannica allo 0,5%).

Come si calcola: il saldo netto giornaliero

L’imposta non colpisce ogni singolo eseguito ma il saldo netto degli acquisti di giornata per singolo strumento e singolo soggetto: a fine giornata si sommano gli acquisti, si sottraggono le vendite sullo stesso titolo e si applica l’aliquota solo sull’eccedenza positiva.

Tre esempi con azioni Enel comprate su Borsa Italiana (aliquota 0,2% dal 2026):

Operatività di giornataSaldo nettoTobin tax 2026Tobin tax fino al 2025
Acquisto 10.000 €+10.000 €20,00 €10,00 €
Acquisto 10.000 € e vendita 10.000 € (intraday puro)0 €0,00 €0,00 €
Acquisto 15.000 € e vendita 5.000 €+10.000 €20,00 €10,00 €

Il day trading puro, che apre e chiude la posizione nella stessa seduta, non genera quindi imposta sul titolo: è la posizione che “resta in piedi” a fine giornata a essere tassata. Lo stesso importo negoziato fuori mercato (OTC) sconterebbe il doppio: 0,4%, cioè 40 € nel primo esempio.

L’imposta si aggiunge al prezzo e non è recuperabile: per espressa previsione del comma 499 non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi. Non entra nemmeno nello zainetto fiscale: non è una minusvalenza, come spiegato nella guida alla compensazione delle minusvalenze, ma un costo secco dell’operazione.

Derivati e CFD: imposta fissa per scaglioni

Sui derivati che hanno come sottostante azioni italiane soggette — futures, opzioni, covered warrant, certificati e CFD — l’imposta non è proporzionale ma fissa per scaglioni di valore nozionale, secondo la Tabella 3 allegata alla L. 228/2012, e colpisce entrambe le controparti. Questa componente non è stata toccata dal raddoppio del 2026.

Il funzionamento è a doppia entrata: la Tabella 3 incrocia lo scaglione di nozionale con la tipologia di strumento, quindi lo stesso nozionale produce importi diversi a seconda che si tratti di un future su indice, di un’opzione o di un contratto differenziale. Gli importi vanno da frazioni di centesimo fino a un massimo di 200 € per operazione nello scaglione più alto. Se il derivato è negoziato su un mercato regolamentato o MTF (come l’IDEM di Borsa Italiana), l’imposta è ridotta a 1/5.

Due esempi di ordine di grandezza su mercato regolamentato, utili a fissare la scala del prelievo: un future sul FTSE MIB con nozionale di circa 88.500 € comporta un’imposta nell’ordine di 0,15 € per lato; un’opzione sull’indice con nozionale di circa 5.350 € resta nell’ordine di 0,015 € per lato. Data la struttura a matrice della tabella, per l’importo esatto di uno strumento specifico fa fede la Tabella 3 nella versione allegata alla legge, o più semplicemente la nota di eseguito del broker.

Per i CFD su azioni italiane l’imposta fissa si applica all’apertura della posizione: importi piccoli in assoluto, ma da considerare per chi opera con frequenza. Il trattamento fiscale dei profitti resta invece quello dei redditi diversi, descritto nella guida alla tassazione di opzioni, futures e CFD.

Da notare: l’esercizio di un derivato che si conclude con la consegna fisica delle azioni fa scattare anche l’imposta proporzionale del comma 491 sul trasferimento delle azioni stesse.

Cosa è escluso ed esente

Non tutte le operazioni su titoli italiani pagano. Sono esclusi dall’imposta:

  • obbligazioni e titoli di Stato, ETF ed ETC: la Tobin tax italiana riguarda solo azioni e strumenti partecipativi (gli ETF che detengono azioni italiane non trasferiscono la proprietà dei singoli titoli all’investitore);
  • il mercato primario: sottoscrizione di azioni di nuova emissione, IPO, aumenti di capitale e conversione di obbligazioni;
  • i trasferimenti a titolo gratuito: successioni e donazioni (l’imposta presuppone un corrispettivo);
  • le azioni di società con capitalizzazione sotto i 500 milioni;
  • le operazioni infragruppo e le riorganizzazioni societarie.

Sono inoltre esenti per ragioni soggettive, tra l’altro: i market maker per l’attività di supporto alla liquidità, i fondi pensione UE, le controparti centrali e l’operatività per conto dello Stato.

Tobin tax e dichiarazione dei redditi

Per chi opera tramite un intermediario — la quasi totalità degli investitori retail — la Tobin tax non genera alcun adempimento dichiarativo: il broker la calcola, la addebita sul conto e la versa all’Erario entro il giorno 16 del mese successivo, sia in regime amministrato sia in regime dichiarativo. La differenza tra i due regimi, spiegata nella guida al regime amministrato e dichiarativo, riguarda solo il capital gain: l’imposta sulle transazioni segue una strada separata e già chiusa alla fonte.

L’unico caso in cui il contribuente deve attivarsi da sé è il trasferimento senza intermediari — ad esempio la compravendita di azioni non quotate di una società italiana sopra soglia conclusa tra privati davanti al notaio: lì l’acquirente versa l’imposta con F24 e la dichiara nell’apposito quadro del modello FTT.

Errori frequenti

  • Aspettarsi la Tobin tax sugli ETF di azioni italiane. Non c’è: comprare un ETF sul FTSE MIB non trasferisce la proprietà delle azioni sottostanti.
  • Attribuirla al broker. Qualche investitore la scambia per una commissione dell’intermediario: è un’imposta erariale, il broker è solo il sostituto che la versa.
  • Crederla evitabile con un broker estero. Il presupposto è l’azione italiana, non la residenza dell’intermediario: anche un broker olandese o americano la applica (e se non lo facesse, l’obbligo ricadrebbe sul contribuente).
  • Dimenticarla nel calcolo del break-even. Su un acquisto di 10.000 € in regime dichiarativo, tra Tobin tax (20 € dal 2026) e commissioni, il prezzo di pareggio effettivo è più alto del prezzo di carico nominale.
  • Usare le aliquote pre-2026. Fino al 2025 si pagavano 10 € su un acquisto di 10.000 €; dal 1° gennaio 2026 sono 20 €. Nei confronti storici di redditività va usata l’aliquota vigente all’epoca dell’operazione.
  • Confonderla con il capital gain. La Tobin tax si paga all’acquisto sul controvalore; l’imposta sostitutiva del 26% (D.Lgs. 461/1997) si paga alla vendita solo sull’eventuale plusvalenza. Sono prelievi indipendenti: si può pagare la Tobin tax e chiudere in perdita.

Domande frequenti

Quanto si paga di Tobin tax nel 2026?

Lo 0,2% del controvalore netto acquistato sui mercati regolamentati e MTF, lo 0,4% fuori mercato: le aliquote sono state raddoppiate dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) per le operazioni eseguite dal 1° gennaio 2026. Le misure fisse sui derivati non sono cambiate.

La Tobin tax si applica alle azioni americane o europee?

No, l’imposta italiana riguarda solo le azioni di società residenti in Italia sopra i 500 milioni di capitalizzazione. Altri Paesi hanno però imposte analoghe: la FTT francese (0,3%) e la stamp duty britannica (0,5%), applicate dai broker sulle rispettive azioni.

Chi fa trading intraday paga la Tobin tax?

Solo sul saldo netto a fine giornata: chi apre e chiude la posizione nella stessa seduta, in pareggio di quantità, non paga nulla sul trasferimento azioni. Le posizioni portate overnight pagano sull’eccedenza netta acquistata.

La Tobin tax pagata si può dedurre o compensare con le minusvalenze?

No. Il comma 499 della L. 228/2012 la dichiara indeducibile ai fini delle imposte sui redditi, e non costituisce minusvalenza compensabile nello zainetto fiscale.

Si paga anche sulla vendita delle azioni?

No, l’imposta proporzionale grava solo sull’acquirente al momento del trasferimento di proprietà. Chi vende non paga; chi compra e rivende paga solo sull’acquisto netto di giornata.

Come faccio a sapere se un titolo è soggetto?

Il MEF pubblica ogni dicembre l’elenco delle società italiane sotto i 500 milioni di capitalizzazione, escluse dall’imposta per l’anno successivo. In pratica tutte le società del FTSE MIB e la gran parte del Mid Cap sono soggette; in caso di dubbio fa fede l’elenco ministeriale o la nota di eseguito del broker.

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