FI FiscalInvestitore

Imposta di bollo su conto titoli e deposito: la guida

Redazione Aggiornato al

L’imposta di bollo è il prelievo più silenzioso che grava su chi investe: non dipende dai guadagni, si applica sul solo possesso e viene addebitata direttamente dall’intermediario, spesso senza che l’investitore ne conosca la logica. Questa guida spiega come si calcola su conto titoli, conti deposito e conto corrente, chi la versa, quali sono i casi di esenzione e come si rapporta all’IVAFE per chi usa broker esteri.

Le due imposte di bollo da conoscere

Il quadro normativo discende dall’art. 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972, come riscritto dal D.L. 201/2011 (decreto “Salva Italia”) e attuato dal D.M. 24/05/2012:

RapportoImpostaRiferimento
Conto corrente e libretti di risparmio34,20 € annui (persone fisiche), 100 € per gli altri soggettiart. 13 c. 2-bis
Prodotti finanziari (conto titoli, deposito, polizze ramo III, gestioni)0,2% annuo del valoreart. 13 c. 2-ter

Per le persone fisiche il bollo sul conto corrente non è dovuto se la giacenza media annua non supera 5.000 €; il bollo dello 0,2% sui prodotti finanziari, invece, non prevede alcuna franchigia né importo minimo. Il tetto massimo di 14.000 € annui vale solo per i soggetti diversi dalle persone fisiche: per un investitore privato il bollo cresce senza limite al crescere del patrimonio.

Come si calcola lo 0,2% sul conto titoli

La base imponibile è il valore di mercato dei prodotti finanziari alla data di rendicontazione; in mancanza di un valore di mercato si usa il valore nominale o di rimborso. L’imposta matura pro-rata temporis: se il rapporto è aperto solo per una parte dell’anno, si paga in proporzione ai giorni.

L’addebito segue la periodicità dell’estratto conto: con rendicontazione trimestrale l’intermediario addebita ogni trimestre un quarto dell’imposta annua, calcolata sul valore di fine trimestre.

Un esempio con un dossier titoli da 50.000 € e rendicontazione trimestrale:

TrimestreValore a fine periodoBollo addebitato (0,2% × 1/4)
31 marzo48.000 €24,00 €
30 giugno50.000 €25,00 €
30 settembre53.000 €26,50 €
31 dicembre52.000 €26,00 €
Totale anno101,50 €

Il prelievo è patrimoniale puro: si paga anche se il portafoglio ha chiuso l’anno in perdita, perché colpisce il valore, non il rendimento.

Conti deposito: lo 0,2% vale anche qui

I conti deposito, liberi o vincolati, rientrano tra i prodotti finanziari soggetti allo 0,2%: su 100.000 € vincolati per un anno il bollo vale 200 €, che riducono il rendimento effettivo di 20 punti base. Un vincolo che rende il 3% lordo, dopo la ritenuta del 26% sugli interessi (D.Lgs. 461/1997) e il bollo, restituisce circa il 2,02% netto:

  • Interessi lordi: 3.000 €
  • Ritenuta 26% (DPR 600/1973 art. 26, aliquota fissata dal D.L. 66/2014): −780 €
  • Bollo 0,2%: −200 €
  • Netto effettivo: 2.020 € (2,02%)

Alcune banche promettono il “bollo a carico nostro” sulle promozioni: è uno sconto commerciale legittimo — l’imposta resta dovuta, ma la paga l’istituto.

Fanno eccezione i buoni fruttiferi postali, esenti quando il valore di rimborso complessivo detenuto non supera 5.000 € (nota 3-ter all’art. 13 della Tariffa, DPR 642/1972).

Chi versa l’imposta

Sui rapporti con intermediari italiani (o esteri con stabile organizzazione che opera da sostituto) il bollo è applicato e versato direttamente dall’istituto: l’investitore lo vede solo come addebito in estratto conto e non deve dichiarare nulla.

Con un broker estero senza sostituto d’imposta il bollo non viene applicato: al suo posto è dovuta l’IVAFE (D.L. 201/2011 art. 19 c. 18-20) con la stessa aliquota dello 0,2% sui prodotti finanziari, e con l’imposta fissa di 34,20 € per i conti correnti esteri la cui giacenza media supera 5.000 €, da liquidare nel Quadro RW della dichiarazione. Il funzionamento speculare delle due imposte è trattato nella guida all’IVAFE: a parità di patrimonio il costo è lo stesso, cambia solo chi fa i conti — logica identica a quella dei due regimi descritti nel confronto tra amministrato e dichiarativo.

Un confronto numerico su un portafoglio da 80.000 €:

VoceBroker italianoBroker estero senza sostituto
Imposta dovutaBollo 0,2% = 160 €IVAFE 0,2% = 160 €
Chi calcola e versaL’intermediario, in estratto contoIl contribuente, con F24
Adempimenti dichiarativiNessunoQuadro RW
ScadenzaAlla rendicontazioneSaldo imposte (30 giugno anno successivo)

Il costo è identico al centesimo: la differenza è tutta nel carico amministrativo e nel momento del pagamento, differito di mesi nel caso IVAFE.

Cripto-attività: lo 0,2% c’è anche qui

Dal 2023 le cripto-attività scontano un prelievo gemello: l’imposta di bollo dello 0,2% se detenute presso un intermediario italiano che la applica, oppure l’imposta sul valore delle cripto-attività dello 0,2% da liquidare in dichiarazione negli altri casi (Legge 197/2022 art. 1 c. 146) — tipicamente per i wallet personali e gli exchange esteri.

Polizze e gestioni patrimoniali

Lo 0,2% del comma 2-ter copre anche i prodotti assicurativo-finanziari e le gestioni:

  • Polizze unit linked e index linked (ramo III) e le polizze di capitalizzazione (ramo V) scontano il bollo sul valore risultante dalla comunicazione periodica. Dal 1° gennaio 2025 la regola è cambiata: l’art. 1, comma 87, della Legge 207/2024 prevede che per le comunicazioni relative ai contratti di assicurazione sulla vita l’imposta sia dovuta e versata annualmente dall’impresa di assicurazione, e non più accumulata fino al riscatto come accadeva in precedenza. Quanto versato ogni anno viene poi computato in diminuzione della prestazione erogata alla scadenza o al riscatto: cambia il momento del versamento, non chi ne sopporta il costo. Per i contratti in essere al 1° gennaio 2025 il bollo maturato fino al 2024 è versato a rate (art. 1, comma 88, della Legge 207/2024); le istruzioni operative sono nella Circolare AdE n. 7/E del 4 giugno 2025.
  • Gestioni patrimoniali: bollo ordinario dello 0,2% annuo sul controvalore, addebitato alla rendicontazione come per il dossier titoli.
  • Polizze vita di puro rischio e ramo I tradizionali: fuori dal perimetro dei “prodotti finanziari” ai fini del bollo.

Chi confronta una polizza unit linked con un portafoglio ETF equivalente deve ricordare che, al bollo identico, la polizza somma i propri costi di gestione: il prelievo fiscale patrimoniale non è un elemento distintivo tra i due contenitori.

Casi particolari

  • Cambio intermediario in corso d’anno. Ciascun istituto applica il bollo pro-rata per il periodo di detenzione presso di sé: nessuna doppia imposizione, nessun conguaglio da fare.
  • Più dossier presso la stessa banca. Il bollo si calcola per rapporto: due dossier da 25.000 € pagano come un dossier da 50.000 €.
  • Fondi pensione e PIR. I fondi pensione (D.Lgs. 252/2005) sono esenti dal bollo sui prodotti finanziari; i PIR ordinari invece lo scontano regolarmente.
  • Liquidità sul conto del broker. Se giuridicamente è un conto corrente, segue la regola dei 34,20 € con franchigia a 5.000 € di giacenza media; se è parte del prodotto finanziario, rientra nello 0,2%. Fa fede il contratto.
  • Titoli esteri su dossier italiano. Il bollo copre l’intero dossier, inclusi i titoli esteri: l’IVAFE non è dovuta, perché il rapporto è amministrato da un intermediario residente.

Errori frequenti

  • Confondere bollo e IVAFE e temere di pagarli entrambi: sono alternativi per definizione — bollo se c’è l’intermediario italiano, IVAFE se le attività sono detenute all’estero.
  • Ignorare il bollo nel confronto tra conti deposito. A parità di tasso lordo, promozioni con bollo a carico della banca valgono 20 punti base di rendimento in più.
  • Aspettarsi la franchigia dei 5.000 € sul conto titoli. La soglia riguarda solo il bollo fisso del conto corrente: lo 0,2% sul dossier si paga dal primo euro.
  • Dimenticare che si paga anche in perdita. Il bollo è un’imposta patrimoniale: un anno negativo dei mercati non lo riduce, se non nella misura in cui cala il valore del portafoglio.

Domande frequenti

L’imposta di bollo si può dedurre o compensare?

No. Per una persona fisica non imprenditore il bollo non è deducibile dal reddito né compensabile con minusvalenze o altre imposte: è un costo secco del possesso.

Sul PAC mensile quando si paga il bollo?

Il bollo non colpisce i versamenti ma il valore del dossier alla data di rendicontazione: un PAC da 200 € al mese paga lo 0,2% pro-rata sul controvalore accumulato, con addebito alla periodicità dell’estratto conto.

I titoli di Stato pagano il bollo pieno?

Sì. L’aliquota agevolata del 12,5% dei titoli white list riguarda i redditi (interessi e plusvalenze, come spiegato nella guida alla tassazione di obbligazioni e titoli di Stato); il bollo dello 0,2% sul valore si applica per intero anche ai BTP.

Un conto titoli vuoto paga il bollo?

Se il controvalore dei prodotti finanziari è zero, lo 0,2% produce un’imposta pari a zero. Resta l’eventuale bollo fisso sul conto corrente d’appoggio, se la giacenza media supera 5.000 €.

Articoli correlati